E’ iniziata la settimana che assegna i titoli italiani di ciclismo maschile e femminile, e il doping ecologico ha colpito duro: due titoli italiani in un giorno solo. Più una medaglia d’argento. E un record.
Marco Pinotti, il protagonista del libro di Omar, è campione d’Italia a cronometro per la quarta volta, terza consecutiva. Il record è il suo: quattro titoli nazionali in carriera non li aveva mai vinti nessuno.
Poi c’è Noemi Cantele campionessa per la prima volta tra le donne. Prima volta tra le “grandi”, perché nei verdi anni delle categorie giovanili Noemi aveva già indossato la maglia tricolore. E al secondo posto della classifica femminile un altro nome noto: Tatiana Guderzo, già bronzo olimpico a Pechino nella gara su strada. Un’altra grande soddisfazione, dunque, per coach Beltran, nella scia di questa prima parte di stagione che già aveva visto sia Marco che Noemi scalare il podio, anche arrivando sul gradino più alto.
Ma quello che più importa non è tanto vincere la gara contro gli altri, quanto quella “contro il traditore che c’è dentro di noi”, per usare l’espressione di Gandhi. E allora diventa particolarmente significativo rileggere quello che Marco Pinotti ha scritto su “L’Eco di Bergamo” di domenica 21 giugno commentando la propria vittoria:
<<Ho corso senza radio e riferimenti sugli altri, annullando il vantaggio psicologico di partire ultimo. Ho preferito ascoltare le mie sensazioni dividendo la gara in tre parti: i primi dieci chilometri “controllato” con un’alta frequenza di pedalata, i secondi dieci “a tutta” e i due giri finali badando a non cadere>>.
Pochi tatticismi, poche preoccupazioni verso i fattori esterni, e una grande concentrazione sulle proprie risorse: il giusto uso del cervello perfettamente in armonia con il cuore, la pancia, i muscoli. La strana alchimia del doping ecologico.
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