Vorrei solo raccontarvi quello che ho imparato.
Quello che ho imparato è che le guerre non portano a nessun vincitore. Possiamo fare tutta la “lotta” al doping che vogliamo, con i mezzi piu’ sofisticati ed i controlli anche su tutti gli attori dello spettacolo. Il problema si ridurrebbe certo, fino a quando non si troveranno nuovi modi di passare le maglie dei controlli o fino a quando queste maglie si allenteranno. Non si dovrebbe fare uso di doping, non per la paura dei controlli, ma semplicemente perche’ non e’ giusto farlo. Si perseguirebbe un fine con i mezzi sbagliati e ci si ritroverebbe con un pugno di mosche. O volete davvero credere che vincere, sapendo di aver barato, ci rende davvero felici? E poi siamo davvero sicuri che ne vale la pena? Al di la delle possibili ricadute sulla salute fisica, non vogliamo parlare delle ferite dell’anima, forse ben piu’ importanti? O del messaggio che comunichiamo alle future generazioni? Sarebbe come nascondere rifiuti tossici nell’orto di casa propria sperando, sotterrandolo, di risolvere il problema.
Quello che ho imparato è che a volte percorrere la strada meno battuta è una buona scelta, se si rispettano i propri valori personali. Esistono aalcuni principi e leggi naturali che trascendono i valori personali, le diverse culture e religioni: esiste davvero un senso di equità, onestà, rispetto e contributo che non ha tempo ed è indiscutibile.
Quello che ho imparato è che la felicità non è un risultato, ma un processo. Il risultato è un premio, che non dipende da noi. E la felicità non dipende da quello che siamo o da quello che abbiamo.
Quello che ho imparato è che abbiamo sempre una possibilità di scelta e che esiste sempre un’alternativa. Da questa possibilità di scelta parte la rivoluzione dentro di noi. Non serve aspettare soluzioni del problema dall’alto se non cambiamo i nostri comportamenti e le nostre convinzioni.
Soprattutto ho capito che tutte le cose che ho imparato occorre metterle in pratica. Sapere e non fare è come non sapere.
Marco Pinotti
Tratto dalla rivista ”Ciclismo” ed. Agosto 2009
Bravo Marco, ti stipo come persona e come corridore. Vincente è colui che ha il coraggio delle proprie idee e sgeglie la strada più ostica ma con grande senso di onestà verso gli altri e verso se stesso.
ciao
andrea